
Francesco La Licata e Marcelle Padovani
C'era una volta Gaspare Mutolo, ma da vent'anni non ha più niente a che vedere con Cosa Nostra. La sua prima conversazione da futuro "pentito" la fece con Giovanni Falcone nel lontano 1991. Abbiamo molti motivi per pensare che fu decisiva nella sua decisione di scegliere lo Stato contro il crimine organizzato. Con coerenza e determinazione. E non tanto, o non soltanto, per rivelare nomi e traffici della più antica e radicata delle mafie. Ma per cambiare vita. Orizzonti. Amicizie. Valori.
Quest'uomo, che ha fatto - anche - 27 anni di carcere per traffico di droga e associazione mafiosa, che ha conosciuto in carcere il giovane Totò Riina e il vecchio Luciano Liggio, quest'uomo nascondeva uno strano segreto. Un segreto artistico: il gusto per la pittura. La pittura vera, colorita, piena, solare, palpabile come i profumi e le luci della sua isola. Con un pizzico di "naif" che potrebbe sorprendere in un ex criminale accusato di ben 12 omicidi.
Gaspare Mutolo avrà dunque avuto due vite. La prima da killer e trafficante di droga. La seconda nata con la sua collaborazione con lo Stato, che gli ha fatto scoprire, tra tante cose, il gusto della trasparenza, della pulizia morale, dell'onestà, della fatica di vivere. E' così che un "uomo d'onore" può anche diventare pittore. Con l'aiuto dello Stato.
Francesco La Licata e Marcelle Padovani (in foto)
