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Gabriele Romagnoli e Claudio Canepari

Abbiamo incontrato Gaspare Mutolo lavorando a un progetto che ricostruiva il percorso dei principali pentiti della criminalità organizzata in Italia. La singolarità del personaggio è subito risultata evidente. La sua storia parlava per lui; la sua scelta è stata pulita, pionieristica e non dettata dalla vendetta o dal tornaconto. Ma era soprattutto lui a parlare per sé, con inedita vivacità e franchezza. Mutolo è il miglior giudice di se stesso: non rinnega nulla e si condanna per tutto. Vive la seconda esistenza che gli è stata concessa con la consapevolezza dei limiti e la schiettezza dei fini. Non vuole protezioni per non allargare ad altri il suo rischio, cammina a testa alta, ma dentro di sé tiene il capo chino come se la sentenza fosse un pronunciamento che l'accompagna ovunque vada.

La sua svolta ha cambiato il destino di molti, ma soprattutto ha cambiato lui. Nella seconda vita la sua passione è la pittura e in quel che dipinge affiora l'uomo che troppo a lungo non è stato. Nelle sue casette, nei paesaggi di una Sicilia dove non può tornare ci sono un richiamo alla semplicità e un rifugio, accogliente e definitivo, dal male.

Gabriele Romagnoli (in foto) e Claudio Canepari