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"L'uomo vive la Storia, ma é la sua anima di pittore che ne coglie l'essenza e la trasferisce sulla tela, lasciando che l'istinto guidi la sua mano"

Il 15 dicembre del 1991, in seguito all’omicidio del giovane Giovanni Bontade, Mutolo richiede di testimoniare rivolgendosi all’unica figura istituzionale di cui si fida: il magistrato palermitano Giovanni Falcone. “La mia confessione inizia dal suo ufficio, in Sicilia, e ci porterà fino a Roma...” esordisce Mutolo parlando al giudice.
Le sue rivelazioni, infatti, offrono alle indagini una chiave di lettura delle dinamiche interne di Cosa Nostra che finora era mancata e gettano squarci di luce sulle relazioni occulte tra mafia e pezzi dello stato.
In qualche modo, le sue dichiarazioni segnano una strada nuova per sé e per i collaboratori che ne seguiranno l’esempio: a differenza dei suoi predecessori, che avevano sempre puntato il dito sugli altri, tacendo sulle proprie responsabilità, Mutolo ritiene doveroso confessare anche omicidi e reati da lui stesso commessi, e pagarne le conseguenze.

Da quel momento si apre una nuova stagione in cui la verità verrà a galla in maniera sempre più completa. Più tardi, nel 2012, l’incontro con Giorgio Bongiovanni, direttore del giornale Antimafia Duemila, costituisce il passaggio determinante verso una maggiore consapevolezza e l’evoluzione della trasformazione interiore dell’ex mafioso.
È frequentando la stessa realtà che, nel 2016, conosco Gaspare. Sta attraversando un momento davvero difficile: sua moglie Maria Santina non c’è più, un male terribile gliel’ha portata via, lasciandogli il cuore profondamente lacerato. Il dolore è tale da fargli pensare di abbandonare tutto per ricongiungersi a lei, ma l’amore per i loro quattro figli lo trattiene.
Si aggrappa disperatamente alla pittura, sua àncora di salvezza: l’arte diventa la ragione di vita e gli dà la forza per andare avanti tenendo lontani i cattivi pensieri.

La pittura

“Non ho frequentato l’Accademia di Belle Arti, ma dipingere è tutto, per me. Quando siedo davanti al cavalletto non mi accorgo del tempo che passa, confessa, nei miei quadri c’è tutto il mio mondo, passato e presente”.

Semplice e spontaneo, lo stile di Mutolo è dettato dal sentimento oltre che dalla riflessione. Come molti pittori naif è un autodidatta, e resta svincolato dalle regole delle rappresentazioni classiche ma, anche in assenza di parametri prospettici, riesce ad offrire la sua interpretazione genuina e immediata della realtà, ad imprimere una bellezza tutta personale e molteplici significati ai suoi dipinti.

La fase preparatoria dei colori ad olio è quasi un rituale, al quale Gaspare si dedica con sorprendente delicatezza: ritaglia accuratamente i cartoni del latte, che conserva appositamente perchè li preferisce alla tavolozza per miscelare i colori; poi, la mano ruvida, segnata dal tempo, si muove lieve sulla tela, il tocco gentile ma deciso defi nisce i contorni, riempie gli spazi, così, i ricordi che emergono dalla sua memoria prendono forma visibile, e gli permettono di evadere dalle anguste pareti del carcere verso incontaminate distese di verde nelle quali si trova piacevolmente immerso l’osservatore, traendone un benefico senso di pace e di libertà.

Colori e scenari della sua terra sono gli elementi seduttivi dei suoi quadri: il rosso acceso dei tetti sopra le casette di Mondello, l’azzurro intenso del mare del golfo di Palermo, il candore dei gabbiani che ne sorvolano i cieli, il verde rigoglioso del sottobosco della Piana degli Albanesi che si ricopre d’oro in autunno, le suggestive sfumature dei tramonti. Una terra solare, affascinante e bellissima, la Sicilia, dalle innumerevoli contraddizioni, e, sotto traccia, una spaventosa zona oscura, che Gaspare ha conosciuto dall’interno: è la piovra dai mille tentacoli, che tutto sovrasta e che ovunque si insinua, condizionando pesantemente la vita delle persone, le dinamiche ambientali, l’intera società.

Una volta presa coscienza del male rappresentato dalla mafi a, Gaspare ha scelto di cambiare totalmente strada, una vera e propria inversione di marcia che lo ha trasformato fi no a farlo diventare l’uomo che è oggi. Il percorso artistico di Gaspare Mutolo rifl ette, dunque, i vari momenti della sua vita. La detenzione che si esprime con tonalità scure, sbarre, scorci di città lontane. L’introspezione, la presa di coscienza di essere stato egli stesso preda della piovra, che ancora lo ottunde e si fa viva nel ricordo dei misfatti che ha compiuto. La liberazione dalla condizione di mafi oso, la riscoperta di valori umani e spirituali, nonché della legalità: aspetti che risaltano grazie ai colori brillanti, che infondono nell’animo la speranza di un mondo diverso, più giusto e armonioso.

Il cambiamento

Col tempo, i riflettori si sono spenti attorno a Mutolo, il boss di una volta è diventato e desidera restare un umile pittore che esprime se stesso attraverso la sua arte. “So di aver commesso errori irrimediabili. Ho spezzato molte vite e distrutto quelle dei familiari, oggi sento ancora forte il desiderio di riscattarmi completamente. Mi sono di aiuto e di esempio le parole di coloro che hanno avuto la forza e il coraggio di perdonarmi: a queste persone va tutta la mia riconoscenza.
La lenta ma radicale trasformazione interiore ha fatto nascere in Gaspare il desiderio di spendere il proprio tempo indicando soprattutto ai giovani i pericoli di una vita “facile”, ed insegnando che amore, onestà, giustizia e fratellanza sono i valori fondanti dell’umanità: gli stessi valori che lo hanno avvicinato ad iniziative di solidarietà, tanto che devolve abitualmente una parte dei proventi delle mostre a progetti sociali.

In particolare, ha scelto di sostenere alcune onlus che assistono bambini in condizioni di disagio ai margini del mondo. Non è tanto il valore del contributo che conta, per Gaspare, ma lo spirito con cui si prodiga in favore di chi più ha bisogno: ogni briciola è donata col cuore da un uomo che, pervaso da un’intima aspirazione di totale riscatto, ha fatto pace con la società e vive alla costante ricerca di miglioramento per se stesso, per dimostrare a chi lo incontra che cambiare è possibile, se lo se si vuole davvero.

Maria Santamaria