Da Cosa Nostra a Cosa Vostra
Da Cosa Nostra a Cosa Vostra: Mutolo si racconta a Hypnos
A dicembre arriva Da Cosa Nostra a Cosa Vostra, il libro scritto da Gilberto Di Benedetto, psicologo e psicoterapeuta conosciuto nel mondo dell’arte con lo pseudonimo di Hypnos, insieme a Maria SantaMaria, curatrice artistica del maestro Gaspare Mutolo.
ROMA – C’è una parte della storia di Gaspare Mutolo che tutti conoscono. La mafia, Palermo, gli anni accanto a uomini come Rosario Riccobono, il rapporto con Totò Riina, il carcere. Quasi trent’anni dietro le sbarre. Poi la scelta di collaborare con lo Stato, nel 1991, il confronto con Giovanni Falcone e, dopo Capaci, con Paolo Borsellino.
Ma il libro comincia davvero quando quella storia sembra essere già finita.
Perché cosa succede a un uomo quando esce dal mondo al quale è appartenuto per una vita? Cosa resta, quando vengono meno il potere, la paura, le regole di prima? E soprattutto: è possibile diventare qualcun altro senza cancellare ciò che si è stati?
È dentro queste domande che nasce il dialogo tra Mutolo e Gilberto Di Benedetto, psicologo e psicoterapeuta, affiancato da Maria SantaMaria, che conosce da vicino il suo percorso artistico.
La pittura arriva quasi per caso, in carcere. Mutolo osserva un compagno di cella mentre dipinge. Guarda, prova, insiste. Poi quel gesto cambia lentamente significato. Il pennello diventa una forma di parola. Un modo diverso per mettere fuori ciò che per anni è rimasto dentro.
Ed è proprio qui che il libro cambia passo. Non è soltanto la storia di un ex uomo d’onore che decide di raccontarsi. È il racconto di una trasformazione ancora in corso, fatta di memoria, responsabilità, errori, silenzi e tentativi. Senza scorciatoie.
Di Benedetto entra nella vicenda con lo sguardo dello psicologo e dello psicoterapeuta. Maria Santa Maria segue invece il filo dell’artista, delle opere, della pittura diventata progressivamente parte della nuova identità di Mutolo. Due sguardi differenti, che finiscono per incontrarsi nello stesso punto.
La proposta che emerge dal libro è ambiziosa: fare delle opere di Mutolo non soltanto una testimonianza personale, ma una parte della memoria civile della lotta alla mafia, fino all’ipotesi di un museo capace di custodirle e collegarle anche alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Il titolo dice già molto. Da Cosa Nostra a Cosa Vostra: dal mondo chiuso della mafia a una storia che, dopo essere stata vissuta, può essere restituita alla collettività.
Non per assolvere il passato. E nemmeno per dimenticarlo.
Al contrario. Per guardarlo in faccia.
Il libro racconta un uomo che ha conosciuto uno dei lati più oscuri della storia italiana e che, a un certo punto della sua vita, ha cercato un'altra strada. La pittura è diventata parte di quella strada.
Forse è questa la domanda che rimane, quando si chiude il libro: quanto può cambiare una vita quando una persona decide, davvero, di non appartenere più al proprio passato?
Gillberto Di Benedetto
