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## [ Gaspare Mutolo incontra gli studenti del liceo Scientifico Città di Piero di Sansepolcro ](https://gasparemutoloarte.it/blog/323-gaspare-mutolo-incontra-gli-studenti-del-liceo-scientifico-citta-di-piero-di-sansepolcro)

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Pubblicato: 01 Ottobre 2026

Incontro esaltante quello tenutosi oggi tra Gaspare Mutolo e gli studenti del Liceo Scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro. Ringraziamo tutti i ragazzi intervenuti per aver creato, con le loro domande, momenti di grande interesse. Un ringraziamento speciale alla preside Emilia Marocco, al professor Danilo Bianchi e ai docenti che hanno compreso l'importanza di questa giornata.

![1790860276017](https://gasparemutoloarte.it/images/blog/1790860276017.jpg) ![1790860276046](https://gasparemutoloarte.it/images/blog/1790860276046.jpg)

Continua l’impegno di testimonianza da parte di Gaspare Mutolo nelle scuole. Oggi,15 marzo 2024, grazie alla collaborazione del professor Danilo Bianchi, che ha promosso l’iniziativa, Gaspare ha incontrato le classi IV e V del liceo scientifico “Casa di Piero” di Sansepolcro in provincia di Arezzo. L’incontro è stato presentato dalla preside Emilia Marocco, alla quale va il merito di aver avallato e reso possibile l’evento. E’ intervenuto anche l’assessore Mario Manichella, parente del giudice Antonio Saetta, ucciso insieme al figlio Stefano nel 1988 da Cosa Nostra nei pressi di Caltanissetta. Ricordare la nota frase di Peppino Impastato, “la mafia è una montagna di merda” ha dato inizio ad un dialogo tra i giovani e uno dei più attendibili testimoni storici degli eventi di mafia, Mutolo. Gli studenti, adeguatamente preparati al tema, si sono divisi in due gruppi di settanta tra ragazzi e ragazze. In tal modo, l’ambiente era più colloquiale e poco dispersivo, quindi c’è stato spazio per domande di ogni genere, anche le più scomode.

Come sempre in questi casi, sono stati toccati sia i temi più scottanti relativi alla collusione tra politica e mafia, sia quelli più dolorosi sulla sfera personale dell’ex collaboratore. Gaspare ha risposto con la consueta disponibilità, replicando con spirito genuino ed in modo esaustivo ad ogni quesito e ad ogni perplessità proveniente dai ragazzi. Da parte loro, gli studenti hanno colto l’importanza del messaggio che Gaspare come sempre ha trasmesso: “Quando si è giovani, si pensa di potersi permettere tutto, anche ciò che non è lecito. Non dimenticate mai che salute e libertà sono due cose preziose, donateci gratuitamente, ne apprezziamo l’importanza solo quando le perdiamo. Non commettete l’errore di sottovalutarle”

Al termine di ogni incontro i ragazzi erano visibilmente toccati dai racconti di Mutolo, lo hanno applaudito e accerchiato per godere ancora qualche attimo della sua compagnia. Lo hanno interrogato anche sulle figure simboliche che compaiono nei suoi dipinti, ed hanno chiesto dedica ed autografo sul depliant informativo che era stato messo a loro disposizione. I docenti che assistevano, ringraziando per la disponibilità e l’impegno che hanno avuto modo di constatare, si sono dimostrati molto compiaciuti per l’interesse manifestato dai propri alunni. Infatti, ci hanno confidato: “accade raramente che gli studenti restino concentrati così a lungo e che seguano con tale interesse e partecipazione, così come hanno fatto questa mattina”.

Maria Santamaria

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## [ Da Cosa Nostra a Cosa Vostra ](https://gasparemutoloarte.it/blog/313-da-cosa-nostra-a-cosa-vostra)

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Pubblicato: 01 Ottobre 2026

Da Cosa Nostra a Cosa Vostra: Mutolo si racconta a Hypnos

A dicembre arriva Da Cosa Nostra a Cosa Vostra, il libro scritto da Gilberto Di Benedetto, psicologo e psicoterapeuta conosciuto nel mondo dell’arte con lo pseudonimo di Hypnos, insieme a Maria SantaMaria, curatrice artistica del maestro Gaspare Mutolo.

ROMA – C’è una parte della storia di Gaspare Mutolo che tutti conoscono. La mafia, Palermo, gli anni accanto a uomini come Rosario Riccobono, il rapporto con Totò Riina, il carcere. Quasi trent’anni dietro le sbarre. Poi la scelta di collaborare con lo Stato, nel 1991, il confronto con Giovanni Falcone e, dopo Capaci, con Paolo Borsellino.

Ma il libro comincia davvero quando quella storia sembra essere già finita.

Perché cosa succede a un uomo quando esce dal mondo al quale è appartenuto per una vita? Cosa resta, quando vengono meno il potere, la paura, le regole di prima? E soprattutto: è possibile diventare qualcun altro senza cancellare ciò che si è stati?

È dentro queste domande che nasce il dialogo tra Mutolo e Gilberto Di Benedetto, psicologo e psicoterapeuta, affiancato da Maria SantaMaria, che conosce da vicino il suo percorso artistico.

La pittura arriva quasi per caso, in carcere. Mutolo osserva un compagno di cella mentre dipinge. Guarda, prova, insiste. Poi quel gesto cambia lentamente significato. Il pennello diventa una forma di parola. Un modo diverso per mettere fuori ciò che per anni è rimasto dentro.

Ed è proprio qui che il libro cambia passo. Non è soltanto la storia di un ex uomo d’onore che decide di raccontarsi. È il racconto di una trasformazione ancora in corso, fatta di memoria, responsabilità, errori, silenzi e tentativi. Senza scorciatoie.

Di Benedetto entra nella vicenda con lo sguardo dello psicologo e dello psicoterapeuta. Maria Santa Maria segue invece il filo dell’artista, delle opere, della pittura diventata progressivamente parte della nuova identità di Mutolo. Due sguardi differenti, che finiscono per incontrarsi nello stesso punto.

La proposta che emerge dal libro è ambiziosa: fare delle opere di Mutolo non soltanto una testimonianza personale, ma una parte della memoria civile della lotta alla mafia, fino all’ipotesi di un museo capace di custodirle e collegarle anche alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il titolo dice già molto. Da Cosa Nostra a Cosa Vostra: dal mondo chiuso della mafia a una storia che, dopo essere stata vissuta, può essere restituita alla collettività.

Non per assolvere il passato. E nemmeno per dimenticarlo.

Al contrario. Per guardarlo in faccia.

Il libro racconta un uomo che ha conosciuto uno dei lati più oscuri della storia italiana e che, a un certo punto della sua vita, ha cercato un'altra strada. La pittura è diventata parte di quella strada.

Forse è questa la domanda che rimane, quando si chiude il libro: quanto può cambiare una vita quando una persona decide, davvero, di non appartenere più al proprio passato?

Gillberto Di Benedetto

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## [ La vita di Gaspare Mutolo ](https://gasparemutoloarte.it/blog/312-la-vita-di-gaspare-mutolo)

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Pubblicato: 01 Ottobre 2026

Gaspare Mutolo
Nella memoria collettiva, il nome di Gaspare Mutolo rievoca uno dei periodi più tristi della storia del nostro paese. Conosciuto anche come “Asparino” nasce a Palermo il 5 febbraio del 1940. Un’infanzia difficile che lo coinvolge nell’ambiente della microcriminalità alla quale Gaspare si dedica sin da giovanissimo. Come molti ragazzi della sua età conosce presto la cruda realtà del carcere e, nel 1965, incontra per la prima volta l’uomo che diventerà il più spietato boss della storia mafiosa siciliana, Totò Riina.
L’amicizia tra i due si consolida fra le mura dell’Ucciardone e prosegue anche fuori dal carcere, il rapporto di stima e reciproca fiducia è tale da indurre il “capo dei capi” a proporre l’affiliazione del giovane Asparino in Cosa Nostra. Inizia così la “carriera mafiosa” di Gaspare Mutolo che in breve tempo diviene un grosso trafficante di droga e si fa strada nel mondo dell’edilizia il che modifica rapidamente la sua condizione economica e di uomo di rispetto. La sua vita da allora alterna sequestri, omicidi, estorsioni ed intimidazioni nonché arresti e lunghi periodi di detenzione presso vari carceri italiani come il penitenziario di Sollicciano.
Durante la reclusione nel carcere fiorentino, Gaspare già appassionato d’arte, stringe amicizia con l’ergastolano Mungo detto l’Aragonese, con il quale divide la cella e apprende varie tecniche di pittura. Tra colori, tele e pennelli ha inizio la trasformazione già indotta dalle perplessità di sua moglie Maria Santina.
Il clima stragista di quegli anni, le vere e proprie mattanze che ne conseguono, sconvolgono il cuore della sua compagna, la quale si rifiuta di proseguire su quel sentiero ormai privo di qualsiasi onore.
Gaspare, che sin da ragazzo aveva creduto profondamente “nel codice etico del mafioso”, rivede le sue scelte e, in quanto uomo d’onore legato alle antiche regole della famiglia mafiosa, decide di dissociarsi da quello che fino ad allora era stato il suo mondo per intraprendere un percorso diverso e dare un contributo alla giustizia.
“La mafia ha tradito se stessa” afferma Mutolo “Cosa Nostra ha cambiato pelle e in quella nuova veste non mi riconoscevo, quel mondo non mi apparteneva più”
Nel 1991, in seguito all’omicidio di Giovanni Bontade, Mutolo richiede di testimoniare all’unica figura istituzionale che stima e di cui si fida: il magistrato palermitano Giovanni Falcone.
Le sue rivelazioni offrono alle indagini una chiave di lettura della dinamiche interne di Cosa Nostra e gettano luce sulle relazioni occulte tra mafia e pezzi dello stato.
Successivamente, l’incontro con il direttore del giornale antimafia Duemila Giorgio Bongiovanni, costituisce un passaggio determinante verso una maggiore consapevolezza e la trasformazione interiore. Il percorso artistico di Mutolo riflette i vari momenti della sua vita, la detenzione, l’introspezione, la liberazione dalla condizione di mafioso e la riscoperta di valori umani e spirituali.
“Ogni giorno mi siedo davanti al cavalletto dove trascorro gran parte della mia giornata e dipingo. Ormai vivo per la pittura…. mi da la forza di andare avanti.”
La mano ferma, lo sguardo attento ai particolari, l’incontenibile bisogno di trasferire i ricordi di una vita sulla tela bianca, e, lentamente, tratti indistinti prendono forma e vita per trasformarsi in estrose composizioni floreali, figure simboliche e incantevoli paesaggi. I tetti rossi delle casette di Mondello, i colori sgargianti del sottobosco in autunno, le distese di papaveri rossi che si frappongono all’azzurro intenso del mare che circonda Monte Pellegrino, sono i temi ricorrenti dei suoi quadri, come le colombe bianche che solcano i cieli limpidi della sua Sicilia, quella terra piena di contraddizioni che ama profondamente e costituisce il legame con un passato ancora vivo e ben visibile nei toni caldi e vivaci dei suoi paesaggi.
La storia incontra l’anima del pittore, lui ne coglie l’essenza e la trasferisce sulla tela lasciando che sia l’istinto a guidare la sua mano, a creare le forme, a stabilire le dimensioni. Una storia dove passato e presente si fondono e prendono strane sembianze, figure emblematiche, talvolta ambigue che inducono a riflettere per poterne cogliere il significato simbolico.
“Ho praticato il male perché non avevo mai conosciuto veramente il bene. Ora ho consapevolezza dell’uno e dell’altro e ho rinunciato definitivamente al mal, voglio vivere per il bene”. Non sono solo parole quelle pronunciate da Gaspare Mutolo, la singolare vita di quest’uomo è di fatto una testimonianza, la dimostrazione che un cambiamento è possibile. Il contesto in cui si nasce e si cresce determina spesso le scelte di un uomo, ma è altresì vero che le opportunità di rivederle ci vengono offerte continuamente, per farlo sono necessari consapevolezza, coraggio, perseveranza e determinazione, qualità che a Gaspare Mutolo non sono mancate in questi trent’anni di leale collaborazione nella lotta alla mafia.
Maria Santamaria

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## [ L'EX MAFIOSO MUTOLO HA RACCONTATO LA SUA METAMORFOSI ](https://gasparemutoloarte.it/blog/91-lex-mafioso-mutolo-ha-raccontato-la-sua-metamorfosi)

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Pubblicato: 24 Settembre 2026

L’AQUILA – Un pubblico attento e commosso ha riempito l’Auditorium ANCE dell’Aquila sabato pomeriggio per “Metamorfosi dell’anima, Gaspare Mutolo si racconta”.

L’iniziativa, promossa con forza dal Consigliere Regionale ENS d’Abruzzo, Giuseppe Sclafani, ha offerto una testimonianza cruda e toccante del percorso di redenzione dell’ex mafioso, oggi artista e collaboratore di giustizia. Temi complessi come la giustizia, il pentimento e la possibilità di un cambiamento radicale, hanno confermato il grande interesse dei partecipanti.

L’evento è stato moderato con professionalità e impeccabile conduzione dal giornalista Andrea Fusco, che ha saputo guidare il dibattito con sensibilità e precisione. La presenza dell’interprete LIS (Lingua dei Segni Italiana) ha garantito la piena inclusione, permettendo a tutta la platea di seguire ogni sfumatura del racconto.

Gaspare Mutolo, con grande lucidità e senza filtri, ha ripercorso gli anni bui della sua giovinezza all’interno di Cosa Nostra, il carcere e, infine, la decisione che gli ha cambiato la vita: collaboratore con lo Stato, divenendo uno dei primi e più importanti pentiti ascoltati dai giudici Falcone e Borsellino. 

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La discussione ha acquistato ulteriore profondità grazie all’intervento di Maria Santamaria, che ha presentato il suo libro “ Ci sentivamo cavalli di razza”. L’autrice, attraverso le pagine del suo testo, ha offerto una prospettiva complementare e toccante sulle dinamiche interne e familiari vissute in quegli ambienti, arricchendo il dibattito con spunti di riflessione unici sul contesto sociale e umano della criminalità organizzata.

Il promotore dell’evento, Giuseppe Sclafani, ha espresso grande soddisfazione per la riuscita dell’incontro. Il Consiglio Regionale Sordi Abruzzo continuerà a promuovere iniziative che favoriscono l’inclusione e la crescita sociale.

L’evento si è concluso con una Standing Ovation per Mutolo e con l’inaugurazione di una piccola esposizione delle opere pittoriche.

Il successo ottenuto della serata sono stati resi possibili anche grazie al prezioso patrocinio del comune dell’Aquila, al supporto de Il Capoluogo dell’Aquila e al sostegno del Consiglio Regionale Abruzzo. Un ringraziamento sentito a tutte le istituzioni che hanno creduto nell’iniziativa e che si è concluso con un tocco speciale: la consegna a sorpresa di tre targhe ai relatori.

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## [ Intervista a Gaspare Mutolo: Il lungo cammino verso la libertà ](https://gasparemutoloarte.it/blog/53-intervista-a-gaspare-mutolo-il-lungo-cammino-verso-la-liberta)

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Pubblicato: 17 Settembre 2026

Gaspare Mutolo, collaboratore di giustizia da trent’anni, ex mafioso al fianco di Riccobono e Toto’ Riina, ci racconta il suo percorso di redenzione, la scoperta della vita attraverso le piccole cose, la voglia di riscatto e le ali della libertà…

Dopo trent’anni, chiede di uscire dal programma di protezione, sente di non aver fatto ancora abbastanza per la sua riabilitazione. A 82 anni, vorrebbe poter parlare liberamente della sua esperienza, della sua scelta di legalità, ai giovani, all’antimafia e alle donne che ancora la proteggono, a discapito dei propri figli.

Per la memoria storica del nostro martoriato paese, Mutolo rappresenta un “pezzo unico” di inestimabile valore. Gaspare è stato sempre un soldato, mai un capo ma sempre, il soldato dei capi. Dal fianco di Riina, seppe passare a quello di Falcone e Borsellino. Dai vertici della mafia a quelli della giustizia, sempre col giusto passo, al momento opportuno, come solo un grande artista sa fare. 
Conosceva bene le collusioni tra Stato e mafia e dopo aver valutato a lungo l’opportunità di “saltare il fosso”, si dichiarò disponibile a farlo solo se a porgergli la mano, sull’altra sponda, vi fosse stato Giovanni Falcone. Solo di lui si fidava e a lui rese la prima, deflagrante testimonianza…l’inizio di una nuova era.

“Io non farò come Buscetta, che non ritenne maturi i tempi per fare i nomi, anche degli uomini di Stato. Comincerò da quelli nel suo ufficio, per arrivare alla Cassazione “. Così esordì al loro primo incontro e già tremavano i palazzi.

Falcone, a causa del suo nuovo incarico, non poteva raccogliere le sue dichiarazioni e per convincerlo a fidarsi di Borsellino, al quale voleva passarlo, gli spiego’ che loro due erano “la stessa cosa”, frase usata in mafia per definire uomini uniti dallo stesso ideale e leali tra di loro.

Poi la strage di Capaci…

Gaspare cominciò a rilasciare le sue scottanti dichiarazioni a Paolo Borsellino.

La storia racconta di fughe di notizie, allarmi ignorati, palazzi in fibrillazione… poi la strage di Via D’Amelio.

Proprio per onorare quegli uomini, il loro coraggio fino all’estremo sacrificio, che Gaspare decise di andare avanti nella collaborazione. Mentre Riina, aveva trascinato nel fango le sue illusioni e gli ideali comuni, quei due magistrati, seppero incarnare alla perfezione il concetto di Uomo d’Onore e Grande maestro insieme, titoli usurpati, dei quali allora comprese, il profondo significato.

Erano anni di guerra, la DIA nacque con lui, intorno a lui, che ci viveva dentro.

Mutolo volle fare di testa sua, come sempre del resto e non accettò il trasferimento all’estero, riservato ai predecessori storici come Buscetta o Contorno. Voleva combattere al fronte, da uomo di valore, quale si riteneva… 
Lui non aveva tradito la mafia, al contrario era la mafia ad aver tradito se stessa. Per quello aveva cambiato esercito ma non avrebbe mai cambiato posto di combattimento. Voleva stare lì ad ascoltare le intercettazioni , a dare indicazioni a deporre dai magistrati, ad aiutare le indagini e a fare proselitismo. Arrivo’ ad accusarsi di crimini mai commessi, tratteggiando una pessima immagine di sé, pur di far comprendere agli altri, che lo Stato faceva sul serio quella volta, che se proteggeva la famiglia di uno come lui, avrebbe fatto lo stesso con chiunque altro, avesse deciso di collaborare, spezzando la catena di omertà della mafia.

Dopo i primi pentiti storici, Buscetta, Contorno e Mannoia, che avevano svelato i misteri di cosa nostra, si era creato di nuovo il vuoto, vuoto che Gaspare seppe colmare meglio di chiunque altro, vista la sua posizione di fiducia, col capo dei capi e le sue mille conoscenze, dalla testa della piovra, fino all’ultimo tentacolo. Dopo di lui il fenomeno esplose e i giudici non riuscivano più a starci dietro.

La Palermo del dopoguerra, lo vide bambino affidato a sé stesso, la mamma in manicomio, espulso da scuola e vita normale, nella terra degli uomini d’onore. Ai mafiosi, “Asparino”, riparava le auto, puliva le candele e intanto sognava di diventare un giorno come loro…distinto, rispettato, ben vestito e riverito.

Conobbe Riina in carcere e ne restò affascinato. Ci racconta di un uomo dalle grandi doti e forte carisma che negli anni, l’insaziabile brama di potere, rese un pazzo sanguinario, senza freni. Ci spiega come il male, alberghi nella sete di denaro e di potere. Ci racconta di aver scoperto l’amore vero e la gioia delle cose belle della vita, proprio quando non era più potente e possedeva solo lo stretto indispensabile, quello che non dovrebbe mai mancare a nessuno.

Via via che “lavava” la sua anima, sul greto del fiume della vita, scopriva le macchie indelebili, lasciate dal male compiuto, comprendendo che il dolore del rimorso, se pur devastante, da solo, non basta. Ci vogliono azioni, uguali e contrarie. Nell’acqua dei suoi pennelli ha diluito le lacrime, sulle tele, ha dato sfogo alla sofferenza, scoprendo colori sempre più brillanti e puliti, come il suo sguardo, che si abbassa e galleggia in quel liquido dell’anima, ogni qualvolta nomina la moglie, i figli o altre vittime innocenti di quel passato ingombrante.

Sul suo corpo i segni del tempo ma non nel suo spirito, non nel suo entusiasmo, che me lo mostra bambino, affacciato con gioia alla vita, un giovane puledro che stringe il morso per strappare quelle redini che gli impediscono il galoppo.

Perché hai chiesto la fuoriuscita dal programma? 
Sono grato allo Stato che mi ha permesso di sperimentare una vita onesta, scoprendone il vero significato ma ora, nel tempo che mi resta, voglio fare di più. 
È umiliante dover chiedere il permesso per andare sulla tomba di mia moglie e mi va stretto il fatto di non poter apparire, di non poter divulgare con maggior forza, la mia esperienza, il lungo cammino interiore che mi ha reso consapevole di tante cose, doni preziosi che potrei offrire ad altri. La missione non è finita.

A che punto si trova, dopo tutti questi anni, la lotta alle mafie? 
Sull’orlo di un precipizio. Sento parlare di togliere l’ergastolo ostativo, alleggerire il 41bis. Sarebbe la fine, uno sputo in faccia a Falcone e Borsellino, insieme a tutti gli eroi che hanno difeso gli ideali della giustizia a costo della vita. Il perdono va dato, certo ma a chi si pente, non a chi resta fermo sulle proprie posizioni. Chi si rifiuta di collaborare, lo fa per continuare a delinquere una volta tornato a casa, più pericoloso e potente di prima. Farsi “u carcerieddu” restando zitti è una medaglia al valore mafioso. La dissociazione, solo una presa per i fondelli. Ormai lo sanno che la mafia esiste e come funziona, non deve certo spiegarcelo l’Europa, come si fa. In questa materia, abbiamo i “docenti” migliori al mondo.

Quindi, che si dovrebbe fare? 
Rinforzare ed aggiornare le leggi volute da Falcone e Borsellino, non certo affossarle e soprattutto, ricordarsi di farne anche per punire i collusi di Stato, i politici che comprano voti alla mafia e tutti quelli che si lasciano corrompere. La mafia si propaga grazie alla corruzione. Dopo la reazione del popolo alle stragi dei corleonesi, ha scelto di tornare nelle fogne, quelle si, che arrivano ovunque. 
Silenziose e invisibili, un miasma mortale, occultato da tombini di ottima fattura.

Quanto manca al tuo sogno di liberazione? 
Non so, mi sento un po’ nervoso. Non pensavo ci volesse tanto tempo. È da Luglio che ho presentato la domanda. Mi parlano di burocrazia…che ne so io. Nella mafia la burocrazia non esiste e neppure esisteva quando ho cominciato a collaborare con lo Stato. I protocolli non si rispettavano, perché eravamo in stato di emergenza. Credo che la stesura del mio contratto di collaborazione, abbia richiesto una seduta straordinaria ma io non l’ho neppure mai letto. Se ti fidi di qualcuno, ti butti quando dice che ti tiene. A me sono mancate le carezze di una madre, la guida di un padre ma da buon soldato, ho imparato a riconoscere il vero valore. Falcone e Borsellino, resteranno i fari più luminosi della mia vita. Oggi ci sono altri valorosi come Di Matteo e Gratteri ma ce ne vorrebbero mille. Vorrei mangiare ancora un gelato a Mondello ma non voglio disobbedire o farmi uccidere sotto protezione. Io sono una vittoria dello Stato, non una sconfitta.

Gaspare Mutolo da silente mafioso di un tempo, oggi è un fiume in piena di incontenibili parole e tumultuosi racconti che nessun argine potrà fermare.

Quelle mani nodose e forti di un tempo, oggi saltellano leggere fra le mie durante i saluti , per aggrapparsi infine, un attimo sulla mia spalla, come un uccellino che cerca l’equilibrio, quell’istante prima di spiccare il volo. 
Lasciatelo andare e stiamo a guardare. Sarebbe comunque il primo volatile della storia, sparato a Mondello, libero e felice, con un gelato fra le zampe.

Puoi chiamarlo assassino, puoi chiamarlo soldato, puoi chiamarlo redento o magari impazzito…ma di certo, mai scontato. Buon volo Gaspare!

***Francesca Capretta / Redazione***

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annoia,%20che%20avevano%20svelato%20i%20misteri%20di%20cosa%20nostra,%20si%20era%20creato%20di%20nuovo%20il%20vuoto,%20vuoto%20che%20Gaspare%20seppe%20colmare%20meglio%20di%20chiunque%20altro,%20vista%20la%20sua%20posizione%20di%20fiducia,%20col%20capo%20dei%20capi%20e%20le%20sue%20mille%20conoscenze,%20dalla%20testa%20della%20piovra,%20fino%20all%E2%80%99ultimo%20tentacolo.%20Dopo%20di%20lui%20il%20fenomeno%20esplose%20e%20i%20giudici%20non%20riuscivano%20pi%C3%B9%20a%20starci%20dietro.%20%20La%20Palermo%20del%20dopoguerra,%20lo%20vide%20bambino%20affidato%20a%20s%C3%A9%20stesso,%20la%20mamma%20in%20manicomio,%20espulso%20da%20scuola%20e%20vita%20normale,%20nella%20terra%20degli%20uomini%20d%E2%80%99onore.%20Ai%20mafiosi,%20%E2%80%9CAsparino%E2%80%9D,%20riparava%20le%20auto,%20puliva%20le%20candele%20e%20intanto%20sognava%20di%20diventare%20un%20giorno%20come%20loro%E2%80%A6distinto,%20rispettato,%20ben%20vestito%20e%20riverito.%20%20Conobbe%20Riina%20in%20carcere%20e%20ne%20rest%C3%B2%20affascinato.%20Ci%20racconta%20di%20un%20uomo%20dalle%20grandi%20doti%20e%20forte%20carisma%20che%20negli%20anni,%20l%E2%80%99insaziabile%20brama%20di%20potere,%20rese%20un%20pazzo%20sanguinario,%20senza%20freni.%20Ci%20spiega%20come%20il%20male,%20alberghi%20nella%20sete%20di%20denaro%20e%20di%20potere.%20Ci%20racconta%20di%20aver%20scoperto%20l%E2%80%99amore%20vero%20e%20la%20gioia%20delle%20cose%20belle%20della%20vita,%20proprio%20quando%20non%20era%20pi%C3%B9%20potente%20e%20possedeva%20solo%20lo%20stretto%20indispensabile,%20quello%20che%20non%20dovrebbe%20mai%20mancare%20a%20nessuno.%20%20Via%20via%20che%20%E2%80%9Clavava%E2%80%9D%20la%20sua%20anima,%20sul%20greto%20del%20fiume%20della%20vita,%20scopriva%20le%20macchie%20indelebili,%20lasciate%20dal%20male%20compiuto,%20comprendendo%20che%20il%20dolore%20del%20rimorso,%20se%20pur%20devastante,%20da%20solo,%20non%20basta.%20Ci%20vogliono%20azioni,%20uguali%20e%20contrarie.%20Nell%E2%80%99acqua%20dei%20suoi%20pennelli%20ha%20diluito%20le%20lacrime,%20sulle%20tele,%20ha%20dato%20sfogo%20alla%20sofferenza,%20scoprendo%20colori%20sempre%20pi%C3%B9%20brillanti%20e%20puliti,%20come%20il%20suo%20sguardo,%20che%20si%20abbassa%20e%20galleggia%20in%20quel%20liquido%20dell%E2%80%99anima,%20ogni%20qualvolta%20nomina%20la%20moglie,%20i%20figli%20o%20altre%20vittime%20innocenti%20di%20quel%20passato%20ingombrante.%20%20Sul%20suo%20corpo%20i%20segni%20del%20tempo%20ma%20non%20nel%20suo%20spirito,%20non%20nel%20suo%20entusiasmo,%20che%20me%20lo%20mostra%20bambino,%20affacciato%20con%20gioia%20alla%20vita,%20un%20giovane%20puledro%20che%20stringe%20il%20morso%20per%20strappare%20quelle%20redini%20che%20gli%20impediscono%20il%20galoppo.%20%20Perch%C3%A9%20hai%20chiesto%20la%20fuoriuscita%20dal%20programma?%20Sono%20grato%20allo%20Stato%20che%20mi%20ha%20permesso%20di%20sperimentare%20una%20vita%20onesta,%20scoprendone%20il%20vero%20significato%20ma%20ora,%20nel%20tempo%20che%20mi%20resta,%20voglio%20fare%20di%20pi%C3%B9.%20%C3%88%20umiliante%20dover%20chiedere%20il%20permesso%20per%20andare%20sulla%20tomba%20di%20mia%20moglie%20e%20mi%20va%20stretto%20il%20fatto%20di%20non%20poter%20apparire,%20di%20non%20poter%20divulgare%20con%20maggior%20forza,%20la%20mia%20esperienza,%20il%20lungo%20cammino%20interiore%20che%20mi%20ha%20reso%20consapevole%20di%20tante%20cose,%20doni%20preziosi%20che%20potrei%20offrire%20ad%20altri.%20La%20missione%20non%20%C3%A8%20finita.%20%20%20A%20che%20punto%20si%20trova,%20dopo%20tutti%20questi%20anni,%20la%20lotta%20alle%20mafie?%20Sull%E2%80%99orlo%20di%20un%20precipizio.%20Sento%20parlare%20di%20togliere%20l%E2%80%99ergastolo%20ostativo,%20alleggerire%20il%2041bis.%20Sarebbe%20la%20fine,%20uno%20sputo%20in%20faccia%20a%20Falcone%20e%20Borsellino,%20insieme%20a%20tutti%20gli%20eroi%20che%20hanno%20difeso%20gli%20ideali%20della%20giustizia%20a%20costo%20della%20vita.%20Il%20perdono%20va%20dato,%20certo%20ma%20a%20chi%20si%20pente,%20non%20a%20chi%20resta%20fermo%20sulle%20proprie%20posizioni.%20Chi%20si%20rifiuta%20di%20collaborare,%20lo%20fa%20per%20continuare%20a%20delinquere%20una%20volta%20tornato%20a%20casa,%20pi%C3%B9%20pericoloso%20e%20potente%20di%20prima.%20Farsi%20%E2%80%9Cu%20carcerieddu%E2%80%9D%20restando%20zitti%20%C3%A8%20una%20medaglia%20al%20valore%20mafioso.%20La%20dissociazione,%20solo%20una%20presa%20per%20i%20fondelli.%20Ormai%20lo%20sanno%20che%20la%20mafia%20esiste%20e%20come%20funziona,%20non%20deve%20certo%20spiegarcelo%20l%E2%80%99Europa,%20come%20si%20fa.%20In%20questa%20materia,%20abbiamo%20i%20%E2%80%9Cdocenti%E2%80%9D%20migliori%20al%20mondo.%20%20Quindi,%20che%20si%20dovrebbe%20fare?%20Rinforzare%20ed%20aggiornare%20le%20leggi%20volute%20da%20Falcone%20e%20Borsellino,%20non%20certo%20affossarle%20e%20soprattutto,%20ricordarsi%20di%20farne%20anche%20per%20punire%20i%20collusi%20di%20Stato,%20i%20politici%20che%20comprano%20voti%20alla%20mafia%20e%20tutti%20quelli%20che%20si%20lasciano%20corrompere.%20La%20mafia%20si%20propaga%20g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## [ Mutolo: ''Antimafia sul precipizio, alleggerire 41 bis è sputare a Falcone e Borsellino'' ](https://gasparemutoloarte.it/blog/52-mutolo-antimafia-sul-precipizio-alleggerire-41-bis-e-sputare-a-falcone-e-borsellino)

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Pubblicato: 17 Settembre 2026

Il pentito di Cosa nostra: “Chi non collabora, lo fa per continuare a delinquere una volta fuori”

“A che punto si trova oggi la lotta alle mafie? Sull’orlo di un precipizio. Sento parlare di togliere l’ergastolo ostativo, alleggerire il 41bis. Sarebbe la fine, uno sputo in faccia a Falcone e Borsellino, insieme a tutti gli eroi che hanno difeso gli ideali della giustizia a costo della vita”. A dirlo in un’intervista rilasciata a vivicentro.it, è il pentito di Cosa Nostra Gaspare Mutolo. “Il perdono va dato, certo ma a chi si pente, non a chi resta fermo sulle proprie posizioni”, ha spiegato Mutolo. “Chi si rifiuta di collaborare, lo fa per continuare a delinquere una volta tornato a casa, più pericoloso e potente di prima. Farsi “u carcerieddu” restando zitti è una medaglia al valore mafioso. La dissociazione, solo una presa per i fondelli. Ormai lo sanno che la mafia esiste e come funziona, non deve certo spiegarcelo l’Europa, come si fa. In questa materia, abbiamo i ‘docenti’ migliori al mondo”, ha aggiunto. Secondo l’ex autista di Riina, da anni collaboratore di giustizia e oggi pittore, si dovrebbero “rinforzare ed aggiornare le leggi volute da Falcone e Borsellino, non certo affossarle e soprattutto, ricordarsi di farne anche per punire i collusi di Stato, i politici che comprano voti alla mafia e tutti quelli che si lasciano corrompere”. “La mafia - ha continuato - si propaga grazie alla corruzione. Dopo la reazione del popolo alle stragi dei corleonesi, ha scelto di tornare nelle fogne, quelle si, che arrivano ovunque. Silenziose e invisibili, un miasma mortale, occultato da tombini di ottima fattura”. Parlando invece di sé, Gaspare Mutolo ha detto di essere “grato allo Stato che mi ha permesso di sperimentare una vita onesta, scoprendone il vero significato ma ora, nel tempo che mi resta, voglio fare di più. 

È umiliante dover chiedere il permesso per andare sulla tomba di mia moglie e mi va stretto il fatto di non poter apparire, di non poter divulgare con maggior forza, la mia esperienza, il lungo cammino interiore che mi ha reso consapevole di tante cose, doni preziosi che potrei offrire ad altri. La missione non è finita”. E alla domanda su quanto manca per raggiungere il suo giorno di liberazione, Mutolo ha affermato di non saperlo e di sentirsi “un po’ nervoso. Non pensavo ci volesse tanto tempo. È da Luglio che ho presentato la domanda. Mi parlano di burocrazia…che ne so io. Nella mafia la burocrazia non esiste e neppure esisteva quando ho cominciato a collaborare con lo Stato. I protocolli non si rispettavano, perché eravamo in stato di emergenza. Credo che la stesura del mio contratto di collaborazione, abbia richiesto una seduta straordinaria ma io non l’ho neppure mai letto. Se ti fidi di qualcuno, ti butti quando dice che ti tiene. A me sono mancate le carezze di una madre - ha raccontato - la guida di un padre ma da buon soldato, ho imparato a riconoscere il vero valore. Falcone e Borsellino, resteranno i fari più luminosi della mia vita. Oggi ci sono altri valorosi come Di Matteo e Gratteri ma ce ne vorrebbero mille. Vorrei mangiare ancora un gelato a Mondello ma non voglio disobbedire o farmi uccidere sotto protezione. Io sono una vittoria dello Stato, non una sconfitta”, ha concluso.

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## [ Ho incontrato l’ex boss Gaspare Mutolo ](https://gasparemutoloarte.it/blog/20-ho-incontrato-lex-boss-gaspare-mutolo)

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Pubblicato: 07 Dicembre 2016

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2022 11 09 gaspare mutolo e domenico panetta

Gaspare Mutolo, detto Asparinu (Palermo, 5 febbraio 1940), è un ex mafioso, collaboratore di giustizia e pittore italiano. Oggi Mutulo è una persona diversa. Incontrandolo mi colpiscono due: cose la sua velocità nel ricordare le cose e la sua voglia di fare del bene. Certo, va molto in contrasto con il suo passato. Si è sempre in tempo per cambiare. Ha 82 anni, si appoggia ad un bastone. Quando iniziamo a parlare di omicidi i suoi occhi diventano lucidi, per delicatezza abbassò lo sguardo e faccio finta di nulla. Nelle sue parole si comprende tutto il suo dolore per il passato ma non lo rinnega. Decide di farsi intervistare a volto scoperto dopo tantissimi anni non pensando ai rischi al quale si espone. Parlando di Falcone e Borsellino a telecamere spente mi ripete più di una volta che bisogna “santificarli” con loro inizia il suo percorso di collaborazione. Abbiamo trascorso oltre un’ora insieme. Oggi Mutolo dipinge e si dedica ad incontri su e giù per l’Italia invitando i giovani ad allontanarsi dalla mafia.

Prima parte dell'intervista 

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## [ Ci sentivamo CAVALLI DI RAZZA ](https://gasparemutoloarte.it/blog/21-ci-sentivamo-cavalli-di-razza)

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Pubblicato: 07 Settembre 2016

- Teaser Title: The hottest eye make-up trends for this year

"Ci sentivamo CAVALLI DI RAZZA", ritratti di personaggi noti e meno noti pennellati dalla viva testimonianza di Gaspare Mutolo.
Memorie raccolte da Maria Santamaria. 
Disponibile dal 15 maggio.

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Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Tel.3286188391

Accompagnandoci in uno straordinario viaggio nel tempo, Gaspare Mutolo attinge allo sterminato archivio della sua memoria per tratteggiare le storie di numerosi uomini e donne incontrati sul suo cammino, prima, durante e dopo Cosa Nostra. E non si tratta solo, per dire, di mafiosi ma anche di coloro che, sull’altro fronte, lo hanno incoraggiato ed accompagnato nel travagliato percorso di conversione alla legalità, in primis Giovanni Falcone. Il suoracconto, tutt’altro che auto celebrativo, vuole rappresentare soprattutto un monito affinché i giovani non cedano alle facili lusinghe del male

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GASPARE MUTOLO - BIOGRAFIA

Gaspare Mutolo è nato a Palermo nel 1940. Il contesto sociale e culturale in cui cresce condiziona e determina le sue scelte di vita. Trascorre la gioventù vivendo di espedienti: meccanico d’auto di giorno, piccolo criminale di quartiere di notte. Il salto di qualità avviene quando, in carcere, conosce Salvatore Riina e ne conquista pian piano la fiducia. Terminata la detenzione, il boss lo affilia a Cosa Nostra, e Mutolo sale nella gerarchia fino a diventare uno tra i più importanti uomini d’onore della famiglia mafiosa di Partanna Mondello. In seguito all’emissione di un mandato di cattura per traffico di droga, nel 1982 Gaspare viene arrestato e interrogato ancora dal principale investigatore, il giudice Giovanni Falcone. Imputato più volte anche per gravi reati di sangue, entra ed esce di cella, e, rinchiuso fra quelle anguste pareti, apprende l’arte della pittura che lo appassiona e riempie le sue giornate. I lunghi periodi di detenzione lo inducono a riflettere e a nutrire dubbi sulla china stragista e feroce intrapresa dalla nuova mafia capeggiata dai corleonesi. Non riconoscendosi più nel metodo sanguinario di quegli anni, decide di dissociarsi da Cosa Nostra e, nel 1991, chiede di parlare nuovamente con il giudice Giovanni Falcone. Questo avvenimento segnerà per Gaspare l’inizio di un profondo processo di trasformazione interiore, e, successivamente, lo porterà a compiere un percorso di testimonianza sugli orrori delle associazioni mafiose, indicando a giovani e meno giovani la strada della giustizia e della legalità. Il percorso artistico come pittore riflette i vari momenti della sua vita: la detenzione, l’introspezione, la liberazione dal giogo della mafia, la riscoperta di genuini valori umani e spirituali. In questo libro Gaspare Mutolo si racconta, ripercorrendo i più importanti passaggi della sua romanzesca vita, e affida alla sua interlocutrice la descrizione di personaggi, ambienti e sensazioni che lo hanno accompagnato e lo hanno trasformato in ciò che è oggi: un uomo libero e onesto, che esprime se stesso attraverso la pittura, di cui è profondamente innamorato.

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MARIA SANTAMARIA - BIOGRAFIA

Nata ad Ascoli Piceno nel 1965, Maria Santamaria conosce Gaspare Mutolo nel 2016, durante una conferenza pubblica organizzata nelle Marche dall’Associazione Culturale Falcone e Borsellino. L’incontro avviene in un momento particolarmente delicato della vita del pittore, molto provato dalla recente scomparsa di sua moglie Maria Santina. Gaspare considera provvidenziale questa nuova amicizia, infatti i due scoprono la comune passione per il disegno e per l’arte in generale, e ciò diviene gradualmente l’elemento fondante del loro speciale legame. Consapevole dell’importante percorso di testimonianza intrapreso da Gaspare e della sua trasformazione spirituale, Maria accetta di diventarne la curatrice artistica. Inizia quindi ad affiancarlo negli aspetti tecnici e organizzativi delle sue attività di pittore, di collaboratore di giustizia e, più di recente, di opinionista impegnato sui temi della legalità, dedicandosi tra l’altro a raccoglierne alcune memorie in questo libro.

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## [ Gaspare Mutolo "il quadro di un uomo" ](https://gasparemutoloarte.it/blog/49-gaspare-mutolo-il-quadro-di-un-uomo)

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Pubblicato: 07 Settembre 2016

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Lunedì 2 Gennaio 2023 ore 21:00 in diretta streaming sul gruppo Facebook Storie di Sicilia tra infermo e Paradiso

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In collaborazione con Maria Santamaria, conduce Giorgio Monaco

![](https://gasparemutoloarte.it/images/blog/2023-01-02-IL-QUADRO-DI-UN-UOMO.jpg)

![](https://gasparemutoloarte.it/images/blog/mutolo-panorama.jpg)

## [ Gaspare Mutolo e l'incontro con i giovani detenuti del carcere minorile di Nisida ](https://gasparemutoloarte.it/blog/50-gaspare-mutolo-e-lincontro-con-i-giovani-detenuti-del-carcere-minorile-di-nisida)

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Pubblicato: 07 Settembre 2016

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Ho vissuto molte esperienze diverse, da quando sono diventato collaboratore di giustizia, ma, per quanto breve, il tempo che ho trascorso nel carcere minorile di Nisida assume per me un significato del tutto particolare”: questo il primo pensiero di Gaspare Mutolo, al termine dell’incontro del 23 dicembre con i ragazzi detenuti nel penitenziario dell’isola napoletana.
Un evento probabilmente tra i più importanti dal punto di vista educativo che siamo riusciti a realizzare, grazie, soprattutto, all’impegno del presidente dell’associazione E.C.C.O. (Educazione Civica e Continua Ottavianese antiracket e contro ogni forma di criminalità associata), l’Avv. Prof. Rosario Scognamiglio, Consulente presso la Commissione Bicamerale Antimafia. Per l’occasione, ci era stata riservata una piccola area del penitenziario.

![Gaspare ingresso Nisida](https://gasparemutoloarte.it/images/blog/Gaspare_ingresso_Nisida.jpg) ![Direttore Nisida](https://gasparemutoloarte.it/images/blog/Direttore_Nisida.jpg)

![Nisida direzione](https://gasparemutoloarte.it/images/blog/Nisida_direzione.jpg) ![Gaspare saluta onorevole Aiello](https://gasparemutoloarte.it/images/blog/Gaspare_saluta_onorevole_Aiello.jpg)

Leggi l'articolo completo: <https://www.antimafiaduemila.com/home/di-la-tua/239-parla/93166-gaspare-mutolo-e-l-incontro-con-i-giovani-detenuti-del-carcere-minorile-di-nisida.html>

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## [ Educare alla legalità attraverso la bellezza ](https://gasparemutoloarte.it/blog/51-educare-alla-legalita-attraverso-la-bellezza)

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Pubblicato: 07 Settembre 2016

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La cultura fa bene al mondo, e l’arte è un bene che deve essere messo a disposizione di tutti. 
Un evento in cui non tratteremo solo di mafia, ma abbracceremo il tema della legalità in ogni suo aspetto: dalle trasformazioni delle mafie nel tempo alla giustizia riparativa, dal femminicidio alla delinquenza giovanile e al bullismo, dall’educazione civica al rispetto per l’ambiente, offrendo così l’opportunità per parlare di bellezza nel senso più ampio del termine. Filo conduttore l’arte di Gaspare Mutolo, pentito di mafia, come strumento di accrescimento culturale ma anche e soprattutto come strumento di sviluppo di una coscienza civica e sociale.

Promotore dell’evento: Associazione Terre di Campania APS 
Con la collaborazione di Pasquale Adamo che ha reso possibile il contatto con Gaspare Mutolo 
Intervengono all’evento:
\- Gaspare Mutolo 
\- Maria Santamaria - curatrice artistica 
Intervento musicale 
\- Snezana Tintor Favazza – violinista 
Video intervento 
\- Aaron Pettinari - Vicedirettore di Antimafia Duemila 
Parterre dell’evento 
\- Padre Gianpaolo Pagano - Priore Comunità dei Domenicani del Santuario Madonna dell’Arco 
\- Avv. Prof. Mariano Menna - Ordinario Dipartimento di Giurisprudenza – Unicampania | Presidente Ass. Giuristi Cattolici della Diocesi di Nola 
\- Dott. Antonio Falcone - Presidente Amci Associazione Medici Cattolici Italiani della Diocesi di Nola 
\- Dott. Aldo Bova - Presidente Nazionale Forum delle Associazioni Socio Sanitarie 
\- Avv. Pasquale D’Errico - Associazione Nazionale Carabinieri- Sezione Napoli Est

[SCARICA LA SCHEDA COMPLETA DELL'EVENTO](https://gasparemutoloarte.it/images/blog/2022-10-06-educare-legalita-SCHEDA-EVENTO%20.pdf)

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