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marcodionisi

Ho conosciuto Gaspare Mutolo nel 2012, presso la galleria Baccina 66 di Roma, un giovane spazio espositivo in cui avevo iniziato da pochi anni prima a muovere i primi passi da curatore di mostre. Mutolo, non direttamente, si era proposto per realizzare un'esposizione con le sue pitture nella mia galleria. Conoscevo quel cognome, un cognome di quelli che se anche non ti interessi di uno specifico argomento - la mafia in questo caso - resta sulla bocca di tutti. Sapevo della sua storia, dei suoi trascorsi al fianco di Riina e della rapida carriera all'interno di Cosa Nostra, ma non sapevo che Gaspare Mutolo avesse coltivato negli anni in carcere una passione e che questa passione si fosse tradotta in immagini e ricordi, nella pittura. Quella pittura attraverso cui ha iniziato il suo personale processo di riscatto prima morale, poi sociale.
 
Prima dell'incontro - vuoi per curiosità, vuoi per sapere di più su chi avrei avuto di fronte - ho fatto una rapida ricerca, di quelle sommarie. In un contenuto Rai, tra i tanti, ho visionato il confronto con Totò Riina durante il Maxiprocesso. Un faccia a faccia aspro, nudo e crudo, in cui dai toni pacati si era passati velocemente alle minacce. Chiara quella nei confronti di Mutolo, a cui fu promessa la stessa fine di Matteo Lo Vecchio, un poliziotto ucciso e gettato in un pozzo dai Beati Paoli, setta siciliana da cui prende nome l'omonimo romanzo di Luigi Natroli. A rispondere, in modo netto e convinto, una voce fuori campo, quella del “pentito” Mutolo: "Ormai sono un collaboratore di giustizia. Almeno le persone che hanno fatto fare quella fine a Matteo Lo Vecchio avevano una dignità, una moralità, non è che ammazzavano donne e bambini.   Io so che sarò tutta la vita sacrificato, ma anche se sto in galera, anche se sto chiuso, mi sento meglio". Un confronto di quelli che fanno venire i brividi, così come la sua vita passata, macchiata col sangue di 12 omicidi. Tra la latitanza e il carcere, ecco la pittura, intrapresa nel lontano '82 tra le mura del penitenziario di massima sicurezza di Sollicciano grazie - guarda caso - a un ergastolano di soprannome Aragonese, eccellente figurativista.
 
Il mio primo incontro con Mutolo fu normalissimo, come i tanti fatti con qualsiasi altro artista: una stretta di mano, una rapida chiacchierata sul più e sul meno, la visione delle opere, l’accordo per la mostra. E quella mostra ebbe un bel successo, anche di vendite. Furono presenti giornalisti e fotografi da tutta Italia, anche dall'estero arrivarono diverse troupe. Ho perso il documento con le testate accreditate, ma ricordo con sicurezza Svezia, Danimarca, Albania, Germania, Brasile... Ovviamente l’artista non fu presente fisicamente, ma ci fu con il cuore. E lo stesso fece con le altre mostre e gli altri eventi - dopo che accettai di curare le sue esposizioni - realizzati in seguito, tutti con lo stesso nome: "Gaspare Mutolo, il pittore".
 
Mi si chiede spesso: com’è parlare con un mafioso, com’è conoscerlo? Premesso che la nostra è una conoscenza relativa - dato che l'impossibilità di movimento del personaggio, unita a una certa segretezza imposta dal Servizio, non permette una frequentazione o facili incontri -, va detto che Gaspare Mutolo non è un mafioso, ma un ex mafioso. Anzi, Gaspare Mutolo è oggi pentito di mafia e pittore. E dico questo perché io non ho conosciuto un mafioso - non avrei mai potuto farlo altrimenti -, ma ho conosciuto un uomo che cerca il riscatto sociale e morale. Un uomo il cui solo interesse quotidiano è dipingere e raccontare la propria storia perché i malavitosi, soprattutto i più giovani, capiscano che una seconda vita è possibile. Ecco, questo per me è Gaspare Mutolo. E il mio ruolo mi impone, nonostante l'ingombrante scia di sangue del passato, di trattarlo come un'artista e di farlo conoscere al pubblico come tale. Perché del pittore posso parlare molto, del mafioso poco o nulla.
 
Posso però dire che Mutolo è un uomo che ha saputo “ereditare” dalla mafia (quella d'altri tempi) - passatemi il termine azzardato - il lato positivo. Mutolo è uomo d’onore e di parola. Nessun pezzo di carta, nessun accordo formale, conta la sola stretta di mano. Ma è anche un gentiluomo, di quelli che ancora si tolgono il cappello al cospetto del gentil sesso. Di una puntualità disarmante, Mutolo è semplicemente un uomo onesto. E per me un pittore onesto.
 
Vuoi per i suoi trascorsi, vuoi anche per un ricorrente e primordiale “feticismo dell'arte”, le tele di Mutolo non lasciano indifferenti. Si può rimanere sconvolti per l’umanaità, per la sensibilità sprigionata dalle tele attraverso il semplice uso del pennello. Già, perché le tele sono i suoi occhi. Da una parte i luoghi dell’infanzia e della memoria, di quella stessa terra, Palermo, in cui non è più potuto tornare e da cui è destinato a restare lontano per tutta la vita, tra case e tetti policromi dietro cui si traglia dolcemente il mare e un cielo ricco di sfumature e gabbiani in volo. Dall’altra i simboli di un tempo lontano, nudo e crudo, rappresentato da opere allegoriche, simboli di morte: il mondo osservato attraverso una cella oltre la quale permangono i ricordi del passato; una piovra che avvolge i rioni di Paranna e Mondello; la toga di un giudice rossa di sangue; l’esplosione violenta di un vulcano.
 
Oggi Mutolo è questo. Oggi è “Gaspare Mutolo, il pittore”.
 
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Marco Dionisi. Roma, 1985.
 

Gallerista e curatore di mostre ed eventi, ha gestito dal 2009 al 2014 uno spazio espositvo a Roma (Rione Monti) realizzando oltre 30 esposizioni l'anno di artisti contemporanei nei più variegati campi artistici (figurativo, astratto, scultura, architettura, street art, arte digitale, fotografia); mostre storiche (gli omaggi a Sandro Curzi, Dino Viola, Asd Audace, Alberto Sordi); eventi quali “Roma Vintage” (manifestazione con oltre 200mila presente) e “Ottobrata Monticiana” (festa storica con oltre 40mila presenze nell'ultima edizione del 2013). Ha inoltre realizzato, da direttore artistico, spettacoli teatrali e concerti in collaborazione con il Circolo degli Artisti di Roma.

Giornalista pubblicista, è stato redattore per diversi giornali, tra cui "Agricoltura Nuova" (rivista della Confagricoltura) e "X Made in Italy". Dal 2008 caporedattore del settimanale "FuoriCampo" e dal 2009 al 2014 prima caporedattore poi direttore della rivista "Cronaca di Roma".

Dal 2013 è curatore di Gaspare Mutolo. La mostra "Gaspare Mutolo, il pittore" è stata presentata a Roma (Baccina 66), Macerata (Spazio 41), Treviso (Spazio Bevacqua Panigai).

Dal 2014 è socio fondatore di Cultitaly, associazione dedita alla gestione di servizi museali e produzione di mostre ed eventi culturali. Nel 2014 ha realizzato la prima mostra monografica su Ettore Scola ("Piacere, Ettore Scola").

Le opere di Gaspare Mutolo

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