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Gaspare Mutolo è stato per molti anni un celebre mafioso, e ancora lo ricordiamo come non meno celebre collaboratore di giustizia, Gaspare Mutolo infine si è scoperto artista, pittore. Come mio zio Franco, che mafioso non fu mai, bensì capitano di lungo corso fra il Mar Nero e il Rio delle Amazzoni, Mutolo improvvisamente ha scoperto che la pittura, come un dono, può restituirti il migliore dei mondi possibili, ciò che il pensiero politico ha soltanto cercato di tratteggiare, inutilmente, se non con pessimi risultati. D’altronde, senza bisogno di fare ricorso a una facile metafora, all’interno di ogni pennello risiede, almeno potenzialmente, l’universo, ogni pianeta, ogni genere di atlante visivo.

Mutolo ha iniziato a dipingere nello spazio ristretto e infelice delle carceri, in cella. Ciononostante proprio lì ha ritrovato il tempo e le figure della memoria della Sicilia quotidiana, della sua Palermo. Forse perfino come tecnica di sopravvivenza interiore, ginnastica poetica. Tecnicamente parlando, l’uomo segue le orme della pittura ‘selvaggia’, istintiva, come già il Doganiere Rousseau, il pittore che fece impazzire Picasso e i Surrealisti, nel senso che reinventava di volta in volta la proporzione delle cose, delle case, delle figure, della stessa giungla con i suoi fiori. L’estro e la fantasia non mancano all’ex mafioso Gaspare Mutolo, insieme a un grande senso dello stile, sia pure ‘grezzo’, impuro, naturale, che è poi la cosa che permette di riconoscere ‘la mano’ dell’artista.

Anche il mondo che Mutolo fa scivolare dal pennello sulla tela è, sia pure a suo modo, un mondo immaginario: una Sicilia sognata, rimessa insieme con i nastri invisibili della memoria, d’altronde anche lo scrittore Elio Vittorini in ‘Conversazione in Sicilia’ mette al mondo un’isola non meno trasfigurata.

D’altronde, come avevo già notato qualche anno fa sempre a proposito dei suoi quadri, lo sguardo non ha bisogno di regole certe, né di punti fissi per esistere, lo sguardo infatti - e i risultati della pittura di Gaspare Mutolo lo dimostrano - permette di stabilire di volta in volta le proporzioni giuste, fa decidere qual è la forma di una città, di un paesaggio, di un albero, di un cesto di fiori, una distesa di tetti. Come i migliori ‘naif’, infatti, Gaspare arriva al nucleo della veduta che sceglie di restituire, dove altri, tecnicamente più bravi di lui, non vedremo mai.”

 

 di Fulvio Abbate

 

Le opere di Gaspare Mutolo

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